Intervista #10

Napoli, il sogno di Cuba e il respiro delle parole

Leggilo anche sul sito web di Felix
Originariamente pubblicato nel: 2013


Scheda del Lettore

Scrivere la bio di Ceci Nestpas, alias Cloudia, ovviamente non è affatto semplice. Primo, perché ha deciso di usare pseudonimi. Secondo, perché mi ha chiesto di parlare di lei senza troppi dettagli. Mi limiterò all’indispensabile.

Ceci è sposata, ha studiato e lavorato presso l’Università di Salerno (dove ha ricoperto incarichi importanti) e ha viaggiato molto anche all’estero.


Oggi parliamo di:

Sognando l’Avana – Peppe Lanzetta


Perché hai scelto questo autore? L’hai apprezzato di più nelle sue performances teatrali, musicali, cinematografiche o letterarie? 

Non avevo mai letto un suo libro, ho comprato e letto tutto d’un fiato Sognando l’Avana dopo aver assistito a una presentazione molto coinvolgente. In ogni singola espressione di Lanzetta c’è una parte diversa della sua personalità rutilante, ma direi che la scena cinematografica è quella che rende maggiore giustizia al suo volto-maschera, frutto di un’esistenza intensa e dolorosa.

Il sogno di Cuba: cosa simboleggia nel contesto di una Napoli moderna? 

Cuba è un sogno lontano, un luogo-simbolo, ma anche un sogno assai “vicino” perché i punti di contatto sono molti. Napoli, infatti, è una città che storicamente non ha prodotto una classe medio-borghese rilevante, ma un ristretto gruppo di potere e un vasto strato popolare, e per questo la sua cultura popolare è così ricca, stratificata e ambivalente. La classe popolare napoletana e quella cubana sono molto vicine, secondo me, perché vivono nella condizione paradossale di essere marginali economicamente ma dominanti culturalmente.

La vita di Giacinta è vuota, e cerca di riempirla in altro modo. Cosa ha “svuotato” Napoli nell’era contemporanea? 

Nel testo di Lanzetta si evince che una delle cause dello ‘svuotamento’ è l’impoverimento generalizzato, il quale spinge le famiglie sul lastrico e spesso si è manifestato con la perdita dei propri diritti. Lanzetta non vuole dare lezioni né – e lo apprezzo molto per questo – esprimere giudizi morali, ma cerca di raccontare le cose dal punto di vista dei personaggi e lo fa, secondo me, con molto amore.

I personaggi di Elio e Vito esplicano una dualità. Quali riflessioni ti suggerisce?

Un archetipo che non rappresenta solo la doppia anima di Napoli, ma anche un modello al quale Napoli ha attribuito molti volti, tra cui, appunto, quelli di Elio e Vito. Sullo sfondo, però, c’è anche la figura materna, come a dire che la matrice della doppiezza è unica, e ci sono i rapporti familiari e generazionali che producono equilibri “squilibrati” quando il mondo che viene concesso ai figli è soffocante.

A tuo parere, in che modo l’autore interpreta il quadro della recessione economica?

Secondo me, Lanzetta non vuole proporre ricette per il futuro, è tutto calato nel presente – ed è un presente senza redenzione, in cui i personaggi cercano solo di sopravvivere all’angoscia e al non senso di giustizia che hanno ereditato.

Lo scoppio della bomba, come una metafora, sembra la conseguenza dell’impossibilità di riscatto. Cosa provocherà all’interno della narrazione, e quale messaggio suggerisce al lettore? 

La bomba è come il Vesuvio che erutta, è il male inevitabile che crea lo scompiglio su cui si fonda Napoli, è lo schianto del suicida, la brutalità delle esperienze capitate ai ragazzi che vivono in quelle pagine… Per certi versi, nel libro scoppiano diverse bombe. C’è una bomba per ognuno, non risparmia nessuno e fa eco a quel continuo: “Che ci faccio qui? Io qui non ci voglio rimanere per sempre” che ricorre nel testo da parte di vari personaggi.

Il finale del romanzo ti sembra calzante? Un “sogno” merita sempre un lieto fine, o è giusto che rimanga simbolo di un’ideale tensione verso il miglioramento? 

Il sogno, in questo caso, sembra sfuggire alla dicotomia realizzazione/utopia, perché è entrambe le cose. Si realizza – ma al tempo stesso si coniuga con una tragedia che offusca il lieto fine.

Potendo modificarla, in una narrazione come questa preferiresti un finale negativo o positivo?

Il finale è perfetto, non lo cambierei! Il libro non è rassicurante, è duro, ma pervaso di amore insaziabile. Raramente un autore riesce a farti sentire il proprio respiro nelle parole che scrive.


Prossima intervista →


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