Ali di Gabbiano (2010) – Recensioni

Recensione #01

A cura di
Valentina De Santis

Un gabbiano libero che spazia tra la terra ed il cielo: è questa la ricorrente immagine di cui si veste lo spirito di Maria Cristina Folino. Il gabbiano che sorvola il cielo si fonde con quel desiderio dell’autrice di andare oltre, oltre il senso dell’esistenza, ed è attraverso la sua poesia  che Maria Cristina si confida dolcemente al lettore: lo porta sulle ali del gabbiano, finché gli occhi e l’anima del lettore stesso non si trasformino in quelli di un uccello per oltrepassare dall’alto il confine, ed abbracciare quell’immenso, impossibile scrutare.
Dal linguaggio di stampo classico ma allo stesso tempo chiaro e scorrevole,  le quindici liriche dell’autrice racchiuse nel suo capolavoro “Ali di gabbiano” non sono altro che l’espressione di quell’ispirazione che va dalla voglia di libertà al dolore, da una lacerante delusione fino al suo risalire, a voler poi fuggire chissà dove, quasi spiccando in volo per lanciarsi nel vuoto, nell’infinito senso dell’esistenza per poi rassegnarsi e limitarsi a sognare.
Da qui, dal sogno, l’autrice si abbandona infine all’inevitabile riflessione sulla vita e la morte: “La vita e la morte tu puoi chieder cosa esse sono: sono qualcosa che va al di là dell’orizzonte e rincorrendole, pur fuggevoli sono; credo che siano l’alba e il tramonto di un’essenza, incancellabile”.
Dopo l’iniziale riflessione, l’autrice intuisce il meccanismo segreto dell’esistenza e lo descrive come un unico abbraccio inseparabile che lega vita e morte: “La vita è come un dono pregustato e assaporato, ma che pur fuggevole passa. La morte gode di quel dono…”.
In quell’abbraccio, ritorna il desiderio di andare oltre nascosto proprio nello scambio del dono perfetto dopo la fine dell’esistenza: il dono dell’immensità, dell’eternità.


Recensione #02

A cura di
Francesco De Chiara

La raccolta di poesie ”Ali di gabbiano” è la volontà di rimanere fedele ai propri ideali, di passeggiare nella regione dei sogni, di comprendere attraverso un lirismo delicato il miracolo della vita.
Un grido di speranza mai scomposto, una voce dall’eco gentile che decisa sussurra quanto sia meraviglioso esistere.
I gabbiani in volo al tramonto suggeriscono attimi lieti, mare calmo e orizzonti sereni.
Le manifestazioni della natura si susseguono partecipi dei sentimenti; il tramonto, le tenebre, la fiamma, l’aria, il cielo sereno.
I moti dell’anima vengono scanditi nei colori e i suoni dell’alba, dell’acqua, del destino.
A tratti una malinconia sottile si impadronisce delle parole, poi nei versi svanisce fino a divenire uno sguardo dolce,
il desiderio di vincere ansie e preoccupazioni.
Incanto e disincanto, sempre resi con grazia e originali simbolismi, spesso si fondono nella convinzione di poter coesistere, come un abbraccio necessario per esprimere pienamente una sensibilità straordinaria.

  • Un verso che mi ha particolarmente colpito. ”La tristezza è guardare nei bui meandri della tua mente e perderti”