Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie (2022) – Recensioni

Recensione #01

A cura di
Grazia De Gennaro

Originariamente pubblicata su
La grazia dei libri

“Con un linguaggio completo e tecnico, lessico forbito che denota l’alto livello culturale dell’autrice e una padronanza della materia letteraria, questo saggio è sì comparativo tra letteratura e cinema, ma offre diversi altri spunti di riflessione su quella che è una favola per bambini, ma con una morale e un sostrato psicologico che è stato interessante esplorare.

La delicata e difficile fase dell’adolescenza, l’invenzione di un nuovo codice di significato del gruppo dei pari e un linguaggio per le emozioni, ma anche l’autodeterminazione di un’ Alice cresciuta della versione burtoniana che dà una chiave femmninista, costituiscono il topic di questo saggio, passato al setaccio dalla puntuale e lucida analisi dell’autrice.

Una penna fine e ben calibrata, mai pesante, che offre una raccolta di riflessioni breve ma stimolante, leggera ma profonda e importante al tempo stesso. Un eloquio che mette in luce la funzione pedagogica, oltre che ludica e squisitamente letteraria della storia di Carrol da un lato, e della creatività visionaria del regista di Edward mani di forbici, La Sposa Cadavere e Beetlejuice dall’altro.

Se consiglio questo libro? Assolutamente sì!

Un libro pop, nell’accezione più benevola e intrigante del termine, che appassionerà e arricchirà con una lettura veloce e concettualmente corposa, adatta per chi ama la riflessione senza il risvolto pesante di certi compendi.”

Recensione #02

A cura di
Pasquale Iuzzolino

Originariamente pubblicata su
LinkedIn

“Un libro è sempre un ottimo compagno di viaggio, specie poi se scritto da un’amica, che seppur “virtuale” rappresenta un punto di riferimento nel mondo del giornalismo e del copywriting. Un saggio piacevole e leggero, alla ricerca dei diversi modi di comunicazione, visti dalla prospettiva cinematografica di Tim Burton.
Un’ottima lettura che consiglio vivamente.”

Recensione #03

A cura di
Emilia Intrieri

Originariamente pubblicata su
Facebook

“Condivido appieno il pensiero di Maria Cristina Folino, alla quale va il mio plauso e la mia ammirazione per questo interessante saggio dal titolo “Tim Burton ed il catalogo delle Meraviglie. Un saggio pop tra letteratura e cinema”, che ho letto con grande interesse e piacere, poiché da ragazzina “Alice nel Paese delle Meraviglie” era il libro che amavo di più ed è stata una delle prime fiabe che ho regalato alle mie figlie quando erano piccole. A mio avviso “Alice in Wonderland” di Burton, regista anticonformista e innovativo, sembra una reinterpretazione ed una rilettura di una narrazione che si svolge in un mondo incantato, folle e svitato, che aveva già conquistato il pubblico in passato e che ora, nel nostro tempo, torna sotto nuove vesti per affascinarci ed ammaliarci. La nuova Alice che abbiamo davanti è cresciuta e determinata, una giovane consapevole del suo ruolo e della sua problematicità, della sua condizione di erede del Wonderland, nonché di donna in divenire, destinata a crescere ed a riscattarsi dalle fantasticherie del suo mondo interiore. L’opera di Lewis Carroll ha destato sempre molta curiosità, per via dei suoi significati nascosti e criptati abilmente, una sorta di satira, con una sua mitologia ed una serie di similitudini e metafore. Il personaggio rappresenta l’infanzia libera e spensierata, ma non sciocca e ingenua come sembrerebbe. Alice ci insegna ad imparare a crescere e gestire gli alti e bassi della vita. Ella si ritrova in una realtà alterata, in una dimensione psicofisica, dove il tempo è scandito in maniera diversa ed il mondo accanto a lei si ingigantisce e rimpicciolisce in modo repentino. […] Il mondo di Alice è un mondo “eracliteo”, in perpetuo mutamento, l’unica grande legge che regge senza eccezione è quella della metamorfosi, che trasforma le persone e le cose, dissolvendole nella fantastica farsa, o messinscena che dir si voglia, della possibilità. Entriamo in un nuovo spazio-tempo: mentre la struttura superficiale del nostro mondo è compatta e continua, quello dell’universo dietro lo specchio è discontinua e frammentaria; tessere di mosaico, caselle di scacchi, atomi, tenuti insieme da una forza che non conosciamo. Alice rappresenta la lotta contro il tempo, dove razionalità e immaginazione si scontrano sempre in quello che è il cammino verso il “crescere”, il diventare adulti. Secondo alcune teorie, le originali, insolite e singolari allegorie stanno a significare “il percorso di crescita”, il passaggio dal mondo dell’infanzia e della fanciullezza, al mondo degli adulti, fatto di responsabilità, assennatezza, coscienziosità e giudizio. Alice, pian piano, si ritrova a fronteggiare questi mutamenti repentini in modo equilibrato, che è ciò che accade nella maturazione dell’individuo. Più volte Alice è chiamata ad esprimere la propria opinione in merito ad assurde e folli situazioni, e scopre che solo rifuggendo le etichette e i dictat imposti dalla società inglese può esprimere davvero se stessa e i suoi pensieri senza timore di sembrare pazza, anche se un pizzico di follia è insito in ognuno di noi. Quando analizziamo i simboli celati dietro una certa realtà o, semplicemente, di un episodio della nostra o altrui esistenza, non stiamo parlando di una verità assoluta. Il soggetto che sta leggendo simbolicamente l’evento sta in realtà descrivendo il suo mondo interiore. Il nostro mondo interiore è lo specchio della realtà che viviamo esteriormente; dentro vi troviamo, miscelate tra loro, tutte le nostre esperienze, tutto il nostro vissuto, le nostre conoscenze. Rappresentano il nostro bagaglio interiore, che ci permette di decriptare la realtà esteriore. Questo bagaglio interiore si può paragonare all’Alfabeto dell’Anima, poiché è proprio grazie ad esso che riusciamo a dare un senso a ciò che vediamo e viviamo all’esterno. I pensieri apparentemente disordinati hanno la loro importanza, non hanno senso apparente ed è in questa mancanza di senso che la nostra Anima inizia a cercare la verità. Alice, attraverso lo specchio del paradosso e il Wonderland del non sense, effettua un percorso importante, che la fa passare dalla identità unica prefissata della modernità, alla identità molteplice ed imprevedibilmente mutante della contemporaneità, che va oltre il moderno. […]”

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